Il post delle vacanze quest'anno va terribilmente a rilento: devo ancora visionare 11 cartelle di fotografie su 16, ma con questo caldo assurdo la voglia di stare al pc è davvero poca e cartelle con anche più di 700 foto da selezionare sono piuttosto scoraggianti, penso mi capirete...
E così mi stavo dimenticando dei libri letti durante le ferie ![]()

"Mansfield Park", cioè il quarto libro che leggo in compagnia del GdL Brice's House e per me il secondo della Austen.
In verità l'ho finito la sera prima della partenza per la Germania e, a sorpresa, l'ho preferito a
"Orgoglio e pregiudizio", forse perchè prima di leggere quest'ultimo avevo visto la mini-serie TV e conoscevo quindi la storia e la fine. A questo proposito anche la lettura di "Mansfield Park"
mi è stata in parte rovinata da Ornella De Zordo, autrice della prefazione nella versione in mio possesso (quella della foto), scritta dando forse per scontato che chiunque l'avesse letta
conoscesse già il romanzo e dimenticando che c'è una prima volta per tutto! Rendendomi conto di quanto le sue parole fossero rivelatrici mi sono interrotta, riprendendola dopo aver finito il
libro, ma purtroppo non in tempo per non leggere il finale della vicenda! Trovo assurdo che una prefazione sia il riassunto, per altro dettagliato, della storia
Inoltre non mi sono ritrovata in quasi nessuno dei suoi commenti. Ad esempio di Fanny dice: "In teoria
dovrebbe suscitare la simpatia che è sempre dovuta all'eroina ecc... in pratica però con tutta la buona volontà non riusciamo proprio ad amarla, a prendere le sue difese o a identificarci con
lei". Ma insomma: io ben difficilmente mi innamoro di un personaggio e ce ne vuole perchè un libro riesca ad appassionarmi al punto da farmi diventare paladina di qualcuno, e sinceramente dubito
che mi potrà mai succedere con la Austen, però quel parlare in prima persona plurale mi disturba ancora adesso a quasi un mese di distanza! Fanny, fortunatamente, mi è lontanissima in tutto, ma
non l'ho trovata nè antipatica, nè falsa, mi ha spesso fatto una gran pena, al contrario di Mary che, per la De Zardo, sarebbe il personaggio migliore!
Comunque il libro, pur essendomi pesato un poco perchè lontano dal mio genere, mi è anche piaciuto e in
certi momenti mi ha presa. Resto dell'idea che avevo anche dopo "Orgoglio e pregiudizio", cioè che la Austen sia sopravvalutata. Spesso mi sembra che i critici leggano fra le righe più cose di
quante lei avesse voluto intendere
Ovviamente chi non è d'accordo con questo dirà che sono io a non saper interpretare e, fra le due, è la cosa più probabile, ma resta il fatto che non trovo neanche in "Mansfield Park" una critica alle condizioni della donna dell'epoca. A me sembra che le descriva e basta e, siccome l'autrice narra del suo contesto sociale, e conoscendo poi le condizioni di vita misere e infelici del grosso della popolazione europea, leggere come questi fancazzisti trascorrevano le loro esistenze nell'agio e nell'ozio mi fa ribollire di rabbia! I capitoli dedicati all'allestimento teatrale, tanto per dirne una, mi hanno portata a "GeneGnocchizzarmi" ogni tre per due facendomi sbottare nel suo famoso: "Va a lavura, barbun"!!
Ovviamente è lo stesso fastidio che provo per i vari Lapi e Filiberti, cazzoni dei nostri giorni
Sui libri della Kinsella c'è poco da dire: letto uno, letti tutti, a maggior ragione questi del ciclo "I
love shopping" che vedono la vita della protagonista andare avanti, ma che sono similissimi fra loro. Però a me piacciono e divertono, anche nei passaggi in cui trovo Blacky altamente irritante
(ma mai quanto la sua figlioletta con quel: "Miiiiiio!"
), per cui sono stata molto contenta quando poco prima di
partire ho trovato la versione economica di questo romanzo uscito l'anno scorso (la chick lit mi piace e per me la Kinsella è imbattibile nel suo genere, ma il prezzo del rilegato mi sembra
davvero eccessivo
) ed è diventato subito il libro da portare in aereo.
So che questo nuovo capitolo non era stato ben accolto dalle fans, mentre io l'ho trovato sullo stesso
livello degli altri. Forse tante lettrici si sono annoiate per quello che dicevo prima ![]()
Thomas Harris e John Grisham hanno spopolato, specialmente in Italia, dopo il successo dei film tratti dai loro romanzi, ma una cosa di cui mi faccio sempre vanto
(si fa quel che si può
) è di aver scoperto entrambi ben prima che diventassero di moda. Da ragazza vivevo di pane e
legal (e medical) thriller, se poi c'era di mezzo un serial killer era festa grossa. Così ero incappata in Harris e nel suo "Drago rosso", proprio nella prima edizione italiana intitolata dalla
Mondadori "Il delitto della terza luna" (ma perchè cambiano i titoli a libri e film?!?): mi era piaciuto da impazzire!
Bellissimo, ma di tutt'altro genere, anche il primo romanzo dell'autore, "Black sunday".
Poi Harris ha spolpato il più possibile il suo protagonista più famoso: "Hannibal" mi era andato di traverso, il classico esempio de "il troppo storpia", così quando è uscito "Hannibal Lecter, le origini del male", prima l'ho aspettato in versione economica e poi gli ho fatto prendere qualche anno di polvere in libreria. Ammetto di averlo portato in vacanza solo per via dei tre etti scarsi di peso della mia versione! Invece mi è piaciuto tanto! Racconta dell'infanzia e dell'adolescenza di Hannibal, prima in Lituania e poi in Francia, e anche in questo caso so che il libro non era stato ben accolto. Certo sarà rimasto deluso chi si aspettava una storia da seria-killer, ma Hannibal non è nato tale e qui viegono raccontate le circostanze per cui lo è diventato. Quindi abbiamo una storia di pura fantasia inserita in un contesto storico fin troppo reale e molto bene descritto.
Questo libro ha attirato la mia attenzione per il titolo, "Breve storia dei trattori in lingua ucraina",
grande trovata dell'autrice ;-)
Alla Fnac era inserito fra i romanzi leggeri e infatti quello è: racconta di un anziano ucraino emigrato in Inghilterra da oltre cinquantanni che dopo due anni di vedovanza decide di sposare una
florida ucraina molto più giovane delle sue due figlie per aiutarla a ottenere la cittadinanza. Il telaio della storia è questo, ma le parti importanti sono i ricordi di questa famiglia rivangati
e messi insieme dalla figlia più giovane, nata dopo la fine della guerra e quindi all'oscuro di esperienze dirette e di molti passaggi, ma desiderosa di conoscere la verità. E così, dopo quella
lituana, mi sono ritrovata per caso a leggere di un popolo che ha subito prima l'occupazione tedesca e poi quella russa: un libro leggero, divertente, ma che fa riflettere chi ha voglia di
ricordare come per fame e per paura un tempo si scappasse anche dall'Italia e che quindi è solo una questione di fortuna esserci nati "adesso": io ho parenti anche in Australia, voi li avete
tutti sotto casa?
Oltre a questo il vecchietto, che oltre alla giovane moglie è alle prese anche con la stesura del suo
trattato sui trattori (ecco spiegato il titolo
), fa una tenerezza infinita, ad esempio per come va fiero della sua
ricetta "mele toshiba": tagli le mele a pezzi, le cospargi di zucchero e le fai andare nel microonde alla massima velocità, ovviamente un Toshiba ![]()
Infine questo, "La parigina, guida allo chic": ne parlo, anche se non è un libro vero e proprio. Le pagine hanno questa struttura:

Quindi alla fin fine da leggere non c'è moltissimo, nonostante la mole del volume. Secondo me ha un prezzo esorbitante per quello che vale: 25 euro, per fortuna su Amazon l'ho trovato a meno di 18, che sono comunque tanti! L'idea è simpatica e trovo che possa essere anche valido per chi riconosce alle parigine un'allure particolare (io sì), però avrei gradito un maggior numero di consigli di stile, mentre gran parte del libro riguarda indirizzi utili parigini. Ecco, di sicuro può essere un'ottima guida allo shopping in loco, a patto di avere molti, molti soldi!
Oggi avevo voglia di scrivere, portate pazienza ![]()