Quest'anno durante le ferie ho letto soltanto due libri, contro i 4-5
abituali che hanno sempre alzato un poco la mia misera media annuale
Colpa della palestra che mi ha fatto abituare all'uso dell'MP3 o colpa
della scelta infelice che mi ha fatto preferire spesso la musica alla lettura? Non saprei scegliere, comunque il primo libro che ho trascinato per gran parte della mia vacanza tedesca è stato
questo:
Un tempo compravo i romanzi della Cornwell appena uscivano in Italia: erano gli anni in cui il genere medical-thriller era il mio preferito. Non mi è mai piaciuta tanto quanto Robin Cook, ma abbastanza da comprare e leggere ben 17 suoi libri. Ma dopo "La traccia" mi sono arresa: per quanto mi piacessero le storie, non ho mai sopportato Kay Scarpetta!
Con "Ritratto di un assassino", comprato dieci anni fa appena uscito e poi sempre preferito ad altro, ho capito che a essermi odiosa è proprio la Cornwell! Scrivendo in prima persona quella che, secondo lei, è la vera storia di Jack Lo Squartatore, ha dato grande sfoggio di tutte le caratteristiche che mi avevano fatto detestare la protagonista dei suoi romanzi.
Ben vengano le opere di fantasia e ben vengano le ricostruzioni fedeli di fatti realmente accaduti, ma qua abbiamo i secondi, i cinque omicidi dello Squartatore che tutti bene o male conoscono, e la convinzione dell'autrice che Walter Sickert, pittore inglese della fine del XIX secolo, fosse l'assassino e non solo di quelle cinque vittime.
La Cornwell ha speso diversi milioni di dollari usufruendo di tutta la tecnologia del
nuovo millennio senza trovare alcuna prova a sostegno della sua tesi, con alcune congetture per me ridicole, del tipo: nel tal anno nella tal località turistica inglese un ragazzino venne trovato
morto con la gola tagliata. Per l'omicidio venne condannato un suo compagno di giochi, però in quegli stessi anni Stickert andava nella talaltra località, vicina alla prima!
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Per contro è vero che Stickert e lo Squartatore sembrerebbero legati da alcune
coincidenze, ma - proprio in virtù della pochezza tanto lamentata dalla Cornwell delle prove giunte fino a noi - forse le stesse avrebbero potuto adattarsi a moltissimi altri uomini vissuti
all'epoca...
A parte questo, ho trovato il libro piuttosto noioso perchè ripetitivo, ma soprattutto mi ha dato fastidio il continuo paragone con cosa sarebbe successo se quegli omicidi fossero stati commessi nel 2000, fra impronte, DNA e compagnia bella, quindi come un attuale patologo forense si comporterebbe rispetto ai coroner che ebbero davvero a che fare con quegli omicidi...
'A Patricia, ti piace vincere facile, eh?!
Seconda scelta infelice:

Anche questo l'ho comprato diversi anni fa proprio trovandolo perfetto per una vacanza per via della sua leggerezza, sia materiale che di argomento.
E infatti è leggero in tutti i sensi, ma non carino come speravo che fosse. Un vecchio bar che fa da perno alle storie di diversi personaggi, a cominciare dalla coppia proprietaria dello stesso. I primi capitoli dove l'autrice ci fa conoscere le varie vicende sono una buona partenza, ma poi lo sviluppo si perde fra accadimenti troppo scontati o troppo assurdi.
Insomma, anche scrivere un chick lit non è per tutti... ![]()
